10 febbraio 2025
Limpidi occhi
di Antonio Torti
Passan lustri come fossero giorni.
Eppure ancora mi perdo in quell'occhi, cristallina acqua a cui attingere per dissetare anima.
Resto attonito da simile limpidezza.
Fermo a mirar quelle luci di viso ben noto.
Luci che san dar quiete all'animo mio.
Chiamano abbraccio, stretto. Calor che fonde due cuori in uno.
Occhi di mare
di Dani Larsen
Quando sei distante, ogni giorno mi riscopro sempre più affascinato da te.
Quando sei lontana mi manca tutto, i miei nervi cercano tutto ciò che sei:
pelle di crema, labbra di fragola… occhi di mare.
Quando sono lontano, ogni giorno mi ritrovo sempre più innamorato di te.
Quando sono distante mi manca la tua presenza e le tue carezze, le tue risate e i tuoi baci di miele; schiuma sulla sabbia, viso angelico... occhi di mare.
di Dionisio Moretti
Quando gli appare
l'altra metà del cuore
lui ingoia la voce
e lei non sa parlare.
Lui intreccia le mani,
si arrotola i capelli;
lei mastica la gomma,
fa i palloncini gialli.
- Dove ti sei nascosto,
perché non mi hai aspettata?...
- E tu dov'eri invece,
quanto ti ho cercata?...
Perfino sopra il monte
della dea Vacuna!
- Io invece nella valle
dove dorme la Luna.
- Ti ho amato dentro un sogno,
eri proprio tu.
- Ma io ti ho amata prima!
- Si, ma io di più!
- E mi amerai per sempre?
- Tutta la vita o niente.
- Per una vita intera?...
- Col cuore e con la mente.
COSMO
di Giulia Romaniello
Non aspettare più niente
solo le stagioni accadere,
nello slancio ciclico di lotte impari
reminescenze asciutte
ad intervalli umidi,
sono prue
dei trecentosessanta naviganti,
sparpagliate sul tavolo, capovolte.
Che sia scritta una linea
resta la probabilità di perdere,
vincere o ritrovarsi tra le vene
particelle di cosmo.
ASPETTANDO LA FINE
di Gianni Sebastiani
Un grido soffocato, e quel fumo acre sale attraverso le catene del cielo,origliando il silenzio del sole
che stende il suo velo
sulle facce rassegnate di morte.
Orfani di felicità nel male diabolico.
Il fiore dell'amicizia nasce attraverso I fili
della vergogna.
Nella rabbia di anime affamate,il cuore mio
si inaridisce,come l'acqua si asciuga nella sabbia.
Piange il giorno
nella sorda terra,
oltre il silenzio della nebbia.
Nell'agonia straziante
di anime dilaniate,
si rifugia il pensiero
tra cieli adirati,
dalle fattezze cavernose.
Nella fine di un incubo
attraverso le pareti
della vergogna.
Che le lance dell'odio
si spezzino nel cuore
degli umili.
Che la pace di Dio
attraversi i corpi,
dilaniati dal male.
Negli occhi martoriati
dal dolore, rinasca la luce portata nella pace dell'anima.
Alla luna
di Stefania Di Pietro
Con gli occhi alla luna,
in quell'eterno stupore,
che mai stanca,
che incolla
lo sguardo,
in un'aura bianca...
Con gli occhi alla luna,
nel brillante e notturno
tremolìo celeste,
narrante di miti,
che si adorna
di una splendida veste...
Con gli occhi alla luna,
che si offre
ai rigidi pianeti,
che scruta attenta,
da sempre,
gli umani segreti...
All'alba il vecchio pensa
di Calogero Vitale
Infregolito dai colori dell'aurora
all'alba il vecchio pensa
ai tempi in cui all'alba ancor
non si dormiva e alla consorte egli s'offriva per far con lei le pulizie a casa.
Ed allora, messo il caffè nel ferro
e il ferro al fuoco sveglia la donna e con far gentile si lamenta dello sporco a terra e delle pulizie che ormai più non si fanno.
Oh grullo, risponde presto la vecchietta ho scopato ieri sera
e ho dato la solita cera
ma tu ormai non t'accorgi più di niente.
Robot selvaggio
di Carla Di Mattia
Tornare al cinema con un titolo a tema
il robot selvaggio
niente di più saggio.
Nonni e nipotina
che parlantina.
Con la sua risatina
se piangevo come una bambina.
NOCHE TANGUERA
di Mira Vuk
(A Vanni e al suo sguardo paterno, sempre con me, ogni volta che vortico nel tango della vita)
<<E ancora piango la tua assenza
senza ritorno né rimpianto
ho sporto il mio sguardo all’orizzonte
ma oscura è la via, e mi perdo.
Ricordo ora un sogno: era la notte
meno buia, noche tanguera
labbra rosse, morbide, onde nere
seriche a baciare gioventù
lo sguardo paterno, dal tavolino
seduto approvava bonario.
Solo un ballo! Dài, solo un altro giro!
Più veloce! Vortica con me!
Di gioia celeste e pura, bambina
corsi sì rapida quel giorno
a rivedere te e il tuo mondo
argentino,
al vespro un lumicino portai
or stringendo
ogni struggimento futuro,
ma più non eri, tu mai più – mai! –
saresti stato, la nave salpò
imperturbabile
per il grande viaggio.
Non ti voltasti – no! – a salutare
chi ti cercava triste al molo,
sguardo perso all’orizzonte lontano
e solo oceano, dorato
per la luce delle stelle discoste,
sature di misericordia,
che osservano il destino di chi resta.
Viaggia serena la marina,
persa nell’incanto dei crepitii
di un fuoco allegro e dispettoso
testimone dei gauchos della Pampa
a raccontarsi storie rudi,
matè bollente a specchiare la luna
e il silenzio, a tratti rotto
dal vento pampero, nella promessa
dell’oblio
di pace, e sconfinati spazi
di silenzio,
eco di vite ormai indistinte.
Sogni. I sogni svaniscono già
rarefatti nella scia stanca.
Illusioni, fredde
acque se le tocchi.
Il cristallo dei vini delle Langhe,
e il calore delle zuppe di funghi,
è natura morta, dimenticata
nel tuo vecchio mondo, che hai lasciato.
La frontiera è la tua mèta
terre di confine, ove
la possibilità vive
nei deserti silenziosi:
lande interminabili
realizzano geometrie
dell’aleph, eterno punto
mobile, potenza antica,
e interrogativo dolce
pulsante della divina
presenza che ti accoglie.
Né cielo, né terra sicura altrove,
mistero splendente al di là del mare,
ora e per sempre Parola infinita,
amore eterno, senza voce, sarai.>>

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